Vittorio Russo

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  La Decima Musa
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Nyx

 


 

 

 
Nyx, la Notte dalle ciglia nere, era innamorata di Anemos, il Vento, ma sua madre Argea, la Luce, la teneva segregata nella sua reggia turchina e le impediva d’incontrare l'amato. E perché quest’incontro non avesse mai luogo, Argea si teneva perennemente desta al suono cadenzato e insonne del passo di Crono che con sandali di bronzo percorre da sempre la terra.
Nyx pregava in cuor suo affinché egli si fermasse per un attimo solo. Ma destino del Tempo è quello di non arrestarsi mai. Impietoso egli proseguiva il suo corso tenendosi stretta tra le braccia l’Eternità, sua sposa. Nulla l’avrebbe distratto, non il brusio del Vento ai suoi orecchi, né la fissità dei mille occhi incantatori della Notte. Egli non avrebbe indugiato un attimo, nemmeno per annodare le stringhe allentate dei suoi calzari.
Ma se il Tempo non accolse la preghiera di Nyx, l’udirono invece Nefele, la Nuvola, e le sue sorelle. Come per tacita intesa esse si strinsero in un abbraccio ampio come il volto stesso di Oceano loro padre e allargarono i loro mantelli opachi davanti a Elio mentre Ipno, il Sonno fratello della Notte, traeva dal suo flauto d’osso dalla canne oblique soporifere nenie.
E finalmente Astrea si assopì.

Ratta uscì dalla reggia di cobalto Nyx e corse senza respiro incontro ad Anemos che affannoso la cercava a sua volta. Lo strinse a sé con tutte le sue forze cingendolo con le vaste ali scure come bacche di mirto. Perché nessuno li vedesse. Aveva negli occhi la luce scintillante di tutte le stelle come il fosforo che si accende e arde.
E Anemos avvolse lei nella sua chioma senza fine, forte, ansante di attesa, finalmente, silenziosamente, perché non si svegliasse Astrea, perché non fosse svelato il loro amore. E tutta egli la percorse con fluenti dita, intridendo aromi di terre lontane nei suoi capelli, aliandole sul volto il suo respiro di brezza, accarezzandole le guance intenerite, il profilo delle labbra, l’arco sinuoso delle spalle, la curva aperta della schiena. Tutta la vestì del suo soffio e interamente l’amò. Nyx, chiusi gli occhi, si lasciò cullare in quell’onda incantata e accolse in grembo il suo dono.

Fu così che nacque Eos, l’Aurora, colei che schiude le porte al giorno, delicata di mille tenui profumi e perfetta come l’amore che l’aveva generata: quell’amore che da allora avrebbe congiunto in un’ora segreta del tempo, in silenzio, al buio e per la perennità delle ere la Notte e il Vento, Nyx e Anemos, per dare vita ogni mattina al mistero luminoso dell’aurora.

 

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